DELINQUEINT ED MODNA

Visto che me l’hanno chiesto in tanti, volevo condividere un parere – del tutto personale – su ‘sta strage orrenda…

Da giorni, gli italiani si stanno facendo le famose du’ domande che tutti sappiamo:

È stato un attentato?

È colpa dell’immigrazione?

Non voglio impelagarmi in ragionamenti criminologici stile Bruzzone né voglio atteggiarmi a influencer del True Crime… Ma, per adesso, sappiamo soltanto che il sospettato della strage è Salim El Koudri, un cittadino italiano di origine marocchina, disoccupato e con evidenti disturbi psichici. Al momento, né i giornali né l’autorità giudiziaria hanno comunicato eventuali affiliazioni a movimenti eversivi di stampo islamista. L’autore del delitto non è formalmente accusato di terrorismo e l’autorità giudiziaria sta procedendo per 422 c.p. e per 583 c.p. ovvero per Strage e per Lesioni.

Volendo tentare una risposta alla prima domanda, ovvero, se si è trattato o meno di un attentato, mi tocca partire da molto lontano…

Tutti gli italiani che hanno avuto la sfortuna di campare fra il 2014 e il 2018, si ricordano di quel travagliato periodo storico per almeno tre ragioni:

1. Lo Shish di Matteo Renzi

2. Laura Boldrini che se presenta n’ciavatte dar Papa

3. Le Toyota Hilux dell’ISIS

Ed è su quest’ultimo aspetto, miei cari amici, che vorrei soffermarmi…

Tra il 2014 e il 2018, durante l’autunno caldo del jihadismo internazionale, l’ISIS iniziò a rivolgere la sua propaganda ai giovani mussulmani europei e alle famose Seconde Generazioni di cui tanto si parlava, dando vita al celebre fenomeno dei Foreign Fighters

In quelli anni, la propaganda di Daesh era una fiume in piena.
I social erano invasi da filmati, in stile hollywoodiano, che celebravano le azioni dei mujaheddin, senza lesinare le decapitazioni di massa e le atroci torture inflitte agli odiati kuffar. Lo stesso avvenne in ambito musicale, dove i nasheed dell’ISIS divennero presto un tormentone del Web, scalzando la feroce concorrenza del Pulcino Pio e di Oppa Gangam Style.

La propaganda di Daesh, soprattutto quella rivolta alle Seconde Generazioni di mussulmani europei, sfruttava contenuti e riferimenti pescati a piene mani dalla cultura pop ed era supportata da un’intensa attività editoriale: sui canali social circolavano copie digitali di Dabiq e di Inspire, vere e proprie riviste patinate dedicate al jihad (tipo Donna Moderna, ma coi kamikaze) e con tanto di “Posta del Cuore” dove i jihadisti pubblicavano annunci amorosi che – a giudicare dai risultati – erano comunque meglio di Tinder Plus.

L’ISIS aveva bisogno di volontari per combattere il jihad sul terreno, in Siria e in Iraq e gli spaccini arabi delle banlieue parigine, assieme agli aspiranti rapper inglesi, rappresentavano un target ideale: l’ISIS gli offriva un Erasmus a Raqqa e loro partivano, verso Istambul, pronti a varcare il confine turco-siriano per vivere la loro “avventura-tutta-speciale” verso il martirio. In genere, finivano schioppati in un meno di un mese, ma questa è un’altra storia…

L’ISIS aveva però un bel un problema: non poteva contrastare, sul piano tattico, la campagna di bombardamenti della Coalizione Internazionale guidata dagli USA (che si limitava – di fatto – a fare tiro a segno sulle colonne di Toyota Hilux e a deflagrare i mercenari del Gruppo Wagner con le bombe termobariche) e dunque, gli islamisti, si resero conto che era più conveniente utilizzare questi cialtroni allogeni per destabilizzare l’Occidente dall’interno (come disse il Compagno Folagra: “È a monte che dobbiamo distruggere!”) offrendo all’aspirante Foreign Fighter la possibilità di trasformarsi in un Lone Wolf.

La propaganda dell’ISIS iniziò a fornire materiali di auto-addestramento ai suoi simpatizzanti europei: videocorsi in inglese, manuali tattici e guide pratiche su come trasformare il nitrato di ammonio in una bomba e così via…

Tutte le fonti, presto o tardi, iniziarono a suggerire una specifica tattica: prendi un coltello, il più lungo che hai, non ci vuole niente! Poi sali in macchina e investili tutti, ammazzali! È facile!

Così nacquero i “Lupi Solitari” dell’ISIS, ovvero la ragione per cui avete il cagotto quando andate a comprare le sciarpe ai mercatini di natale…

I Lupi Solitari non sono un “fenomeno sociale” del terrorismo islamico, bensì una tattica vera e propria, per mezzo della quale si pone in essere l’attentato. È una tattica, non un fenomeno psico-sociale dei miei coglioni.

El Koudri ha tentato la strage – a mio modestissimo parere – coi metodi propri del terrorismo di matrice islamista. La tattica, nel senso militare del termine, ovvero la modalità operativa per mezzo della quale l’operatore tenta di raggiungere l’obbiettivo, coincide totalmente con quella dei Lupi Solitari dello Stato Islamico. 

Dunque, sì. A livello squisitamente pratico è un attentato, eseguito in ottemperanza a quanto prescritto – a suo tempo – dalla propaganda islamista dell’ISIS.

Come abbia fatto El Koudri ad entrare in contatto con questa roba non lo so e – presumo – non lo sappia nessuno, anche perché è roba che fino a pochi anni fa era sui telegiornali di tutto il mondo…
In effetti, alcune notizie affermano che El Koudri avrebbe cercato su internet delle notizie di cronaca nera riguardanti attentati terroristici, dunque potrebbe aver tratto ispirazione da questi fatti di cronaca per pianificare la strage.

Tutto ciò è sufficiente ad accollare a El Koudri un bel 280 c.p. ovvero un Attentato per finalità terroristiche?

Tanto per citare un altro macellaio: E io che cazzo ne so?

Procediamo per gradi…

Il precetto dell’art. 280 c.p. recita: Chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, attenta alla vita od alla incolumità di una persona…
 
Sì, ma qual è la definizione di Terrorismo?

Per rispondere, dobbiamo tirar fuori un bel capo vintage dall’armadio degli anni di piombo, ovvero l’art. 270 sexies del codice penale: Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese

La finalità di terrorismo implica necessariamente l’intento specifico di voler intimidire la popolazione o quantomeno di costringere le istituzioni a fare una determinata cosa e ciò avviene per mezzo di una condotta specifica.

A mio parere, noi abbiamo sì la condotta specifica, ovvero il metodo con cui è stato commesso l’attentato, ma non abbiamo però l’intento specifico: al momento non c’è stata alcuna rivendicazione né c’è stato alcun proclama, al contrario, l’unica richiesta dell’imputato so state m’pacco de ciospe e ‘na bibbia…

El Koudri ha effettivamente spedito delle mail minatorie alla sua università, ma è roba di parecchi anni addietro e siccome al momento (non so per quale stracazzo di motivo) hanno escluso la premeditazione, questa roba non è collegata sul piano logico e temporale alla tentata strage.

Stando così le cose, se non salta fuori altra roba – anche a livello meramente indiziario – che possa suggerire un’affiliazione o anche una mera simpatia verso l’ideologia islamista, come se dice a Roma, non gliela possono accollà

Per la Giustizia – almeno per adesso – non è stato un attentato terroristico.

Per la società italiana… invece… è stato un attentato terroristico in piena regola. E il problema – a mio parere – è proprio questo.

Ogni volta che si è verificato un attentato in Europa, alcune specifiche categorie sociali, ovvero i giornalisti radical chic, i politici liberal-progressisti e tutta la fanfara dei cazzoni multiculturalisti e supponenti, si sono sempre mobilitate, con agghiacciante rapidità e perversa ipocrisia, nella consueta danza dei gessetti colorati, delle canzoni John Lennon e dei girotondi nelle piazze con le bandiere della pace in pugno, urlando che l’immigrazione non c’entra, che siamo tutti buoni e bravi e che nessuno è mai colpevole, nessuno eccetto noi, noi che non abbiamo saputo integrare, tollerare e soffrire abbastanza… 

Jean Raspail, nel suo libro Il Campo dei Santi (che molti shabbat-goy leghisti citano, spesso senza averlo mai letto…) accusa questi ciechi promotori del buonismo oltranzista, queste “anime belle” pronte a fustigarsi in nome dei peccati del colonialismo europeo e pronte ad annientarsi, anche sul piano fisico, pur di realizzare la loro utopia, di essere i primi nemici dell’Occidente.
Il romanzo di Raspail – che molti hanno citato in questi giorni – non ha per antagonista il macilento Coprofago e il suo nefasto bambino, no. I veri antagonisti del romanzo sono proprio loro: gli intellettuali con l’attico in Centro, i giornalisti prezzolati, i musicisti affamati di successo che – pur di sembrare “buoni” – sono pronti a negare la realtà e a insultare chiunque gli si opponga, sino a quando la realtà si presenterà, alle loro spalle e armata di coltello, fregandosene dei loro buoni propositi…

In Italia, la reazione di questo immenso apparato politico-culturale, all’alba della strage di Modena, è stata pressoché identica, nei contenuti e nelle modalità, alla reazione che i loro omologhi francesi, britannici e tedeschi hanno avuto all’alba di un attentato.

Non sono gli italiani razzisti, retrogradi e sovranisti a pensare che quello fosse un attentato, no. Sono stati i buonisti, ad aver reagito, come reagiscono sempre, dopo un attentato.

Allora mi pare che ci sia – almeno a livello politico – un consenso implicito, totalmente bipartisan, sulla questione: per i magistrati è una tentata strage, per gli italiani è un attentato.

Volendo tentare una risposta alla seconda domanda, ovvero se è colpa dell’immigrazione, dobbiamo fare – anche qui – un passo indietro…

Io mi sono occupato – a vario titolo e per almeno un lustro – di Diritto dell’Immigrazione. È una realtà che conosco bene. C’ho lavorato, mio malgrado.

El Koudri è una vittima? Non siamo riusciti ad integrarlo come nostro concittadino? Abbiamo sbagliato qualcosa? No.

Gli italiani hanno subito le stesse ingiustizie che l’Italia ha riservato a El Koudri. Tutti noi siamo finiti – chi più chi meno – a fare lavori di merda, sottopagati e lontani da casa.
Nella mia cerchia sociale, almeno due miei coetanei si sono suicidati per motivi legati alla disoccupazione e al precariato. Fra i miei conoscenti c’è chi è finito a fare il bidello, con la laurea in Architettura e il master in Belgio e oggi pulisce la merda dei ragazzini (peraltro, quasi tutti stranieri) dai cessi di una scuola dove potrebbe, coi sui titoli, esserne il direttore e c’è chi – proprio come El Koudri – è finito a fare il magazziniere, con una laurea in Economia: stessa identica storia, stessa identica paga, stesse identiche 500 euro che restano dopo aver pagato l’affitto.
Un mio caro amico ha – proprio come El Koudri – frequenti crisi depressive e a pensarci bene ha anche molti sintomi tipici del disturbo schizoide di personalità, lo stesso che – a quanto pare – affligge il povero El Koudri.

Quante persone abbiamo investito, a Modena, io e i miei amici?

Zero.

Io l’anno scorso me so venduto pure la macchina…

Non conosco la storia personale di El Koudri, però immagino che abbia ottenuto la cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 14 della l.91/1992 o al limite per l’art.4 c.2 della l.91/1992.

L’articolo 4, comma 2 della legge sulla Cittadinanza, per chi non lo sapesse, è il cazzo di Ius Soli.

Ma come, direte voi. In Italia c’è lo Ius Soli? Sì.

E adesso vi sgancio la bomba…

lo Ius Soli in Italia ESISTE GIÀ ed esiste da un botto di tempo…

Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data.

Questo è l’articolo 4, comma 2, della nostra tanto vituperata legge sulla Cittadinanza. Chi si occupa della pratica? La Prefettura? Manco per il cazzo. Il Comune. O almeno, quando io lavoravo nel settore, era tutta roba che si faceva direttamente al Comune.

L’articolo 14 della legge sulla Cittadinanza, invece, consente al figlio minore di un cittadino straniero che abbia acquisito la cittadinanza italiana, di acquisirla anche lui, in automatico.

In genere, uno straniero che non possa beneficiare di questi due articoli, deve chiedere la Cittadinanza ai sensi dell’odiatissimo articolo 9, ovvero la “Cittadinanza per Residenza” dove occorre però dimostrare una soglia reddituale specifica, oltre che dieci anni di residenza continuativa (molti di meno per i cittadini UE) e soprattutto, l’istanza prevede anche i pareri obbligatori e vincolanti della Questura e della Prefettura, nonché dei rapporti informativi del Comparto Sicurezza (leggasi: SDI a nastro, ti controllano pure le mutande) per cui – notoriamente – un’istanza di conferimento della cittadinanza italiana per residenza è sempre molto, molto, molto lunga… La pratica, insomma, dura parecchi anni.

Il problema è questo: se non ci fosse stato l’articolo 14 comma 2 della Legge sulla Cittadinanza, El Koudri non sarebbe potuto diventare cittadino italiano, se non producendo un’istanza di concessione della Cittadinanza per Residenza, ma – avendo lui gravi problemi nel trovare lavoro – non avrebbe potuto soddisfare il requisito reddituale, se non integrando l’istanza coi redditi dei genitori… Posto che fossero sufficienti…

Se non ci fosse stato l’articolo 14 comma 2 della Legge sulla Cittadinanza, non appena El Koudri, da cittadino straniero, avesse spedito quelle mail all’università, gli impiegati le avrebbero inoltrate alla Questura e il ragazzo avrebbe ricevuto una visita dalla Digos e poi sarebbe stato probabilmente espulso dal territorio nazionale.

Voi direte, ma no! è impossibile! Come fai a scavalcare il rispetto per la vita privata e famigliare sancito dalla CEDU? Come fai ad espellere uno solo perché ha mandato una mail?

Chiariamo una cosa: in Italia, in materia di terrorismo e radicalizzazione, non si fanno sconti a nessuno: se un pokémon di tipo Risorsa è sospettato di terrorismo, non appena un pokémon di tipo Polizia Giudiziaria userà l’attacco “giovanotto, documenti!” il pokémon di tipo Risorsa verrà teletrasportato su un aereo e poi finirà espulso. Non ci sono cazzi, non c’è pietà – quasi – per nessuno.    

L’Italia, da questo punto di vista, impacchetta i sospetti terroristi meglio di Glovo e li recapita in tutto il mondo, meglio di Amazon.

Non ci credete? Vi tiro due fonti, così, in ordine sparso…

Per un sospetto terrorista, entrare in Italia è molto più difficile di quanto non lo sia in altri paesi europei: l’articolo 4 del Testo Unico sull’Immigrazione, ad esempio, prevede la possibilità di respingere un sospetto terrorista già all’ingresso del paese, proprio nel momento esatto in cui tocca il suolo italiano e tutto ciò si applica anche ai ricongiungimenti familiari.

Il Testo Unico prevede anche il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno e addirittura consente – sempre per motivi legati al rischio terrorismo – di negare il riconoscimento del diritto di Asilo, anche a chi effettivamente lo meriterebbe, pur essendo un sospetto terrorista…

Occhio, qui stiamo ancora parlando di ingresso nel paese…

Per tutto il resto, l’articolo 13 del Testo Unico sull’Immigrazione consente – letteralmente – di espellere in qualsiasi momento qualunque straniero sospettato di terrorismo.

Occhio, qui stiamo ancora parlando del Testo Unico dell’Immigrazione, senza citare le varie possibilità di espulsione giudiziaria sempre a seguito di condanne per terrorismo…

Questa è la ragione per cui in Italia non ci sono mai stati attentati in grande stile come il Bataclan o Charlie Hebdo: le cellule islamiste non fanno in tempo a formarsi, alla prima intercettazione parte la cavalleria, al primo post su Facebook dove si inneggia alla decapitazione, imbocca la Digos col passamontagna e scatta l’espulsione. Se fate una breve ricerca nella cronaca giudiziaria di questo paese, dal 2014 ad oggi, scoprirete che l’Italia ha espulso immigrati la cui sola colpa era quella di aver scritto messaggi simili a quelli di El Koudri.

Il problema è che questo meccanismo spietato ed efficiente cessa di funzionare quando si ha a che fare con cittadini italiani. 

Ora non intendo dire che la colpa di questa strage sia da imputare alla Legge sulla Cittadinanza, la colpa è soltanto di El Koudri che – per quanto sappiamo – ha tentato la strage per motivi che forse manco lui riesce a capire…

Però, ecco, se ci allontaniamo per un istante da El Koudri e dal suo esecrabile delitto, ci rendiamo conto che ciò che abbiamo visto a Modena non è una tentata strage. È un trailer cinematografico inviato nella nostra dimensione spazio-temporale dall’anno 2046: un documentario che racconta l’Italia dei prossimi vent’anni: questo è ciò che ci attende dopo lo Ius Soli.

Cosa faremo quando non si potranno più espellere i soggetti radicalizzati, in quanto saranno, a tutti gli effetti, dei nostri concittadini?

Voi adesso direte: Ma no! Ho letto che si può togliere la cittadinanza a chi subisce una condanna per terrorismo!

L’Italia può togliere ‘sto cazzo e vi spiego perché:

La revoca della cittadinanza italiana a seguito di una condanna per terrorismo è stata introdotta dal DL 113/2018 (fu un’idea di Salvini, se ben ricordo) e putroppo ‘sta cosa ha un bug gigantesco:

1. Molti paesi extracomunitari NON riconoscono la doppia cittadinanza: se un loro cittadino acquisisce la cittadinanza italiana, loro gli tolgono in automatico la vecchia cittadinanza e il novello cittadino italiano, in molti casi, perde la cittadinanza del paese d’origine e resta soltanto con la cittadinanza italiana
2. Per espressa previsione del DL 113/2018, l’Italia può revocare la cittadinanza solo e soltanto se il condannato abbia una doppia cittadinanza. Altrimenti, l’Italia agirebbe in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, la quale proibisce agli Stati firmatari di generare soggetti apolidi, ovvero persone prive di cittadinanza.
3. La Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia consente, però, agli Stati firmatari, di mantenere nel loro ordinamento la possibilità di revocare la cittadinanza, purché questi abbiano promulgato tali leggi PRIMA di aver ratificato la Convenzione.
4. L’Italia ha ratificato Convenzione nel 2015 ma il DL 113/2018 è – per l’appunto – del 2018, cioè DOPO.

Ergo: andate a vedere quali sono i paesi che non riconoscono la doppia cittadinanza (Afghanistan, India, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea… e tanti altri posti da cui notoriamente escono soltanto medici e ingegneri che ci pagano le pensioni) e capirete perché l’Italia nella maggior parte dei casi non potrà revocare un cazzo, altrimenti i terroristi fanno ricorso e lo vincono pure.

Parliamoci chiaro, io non ho nulla contro gli immigrati e non ho nulla contro i mussulmani. Io sono figlio di immigrati e di emigranti, ho studiato da autodidatta e per assoluto diletto la religione islamica, per oltre sedici anni. Non ho nulla contro El Koudri, a parte il disgusto e qualche sprazzo di pietà e commiserazione umana che – presumo – provino anche molti dei miei connazionali.

È innegabile che l’Italia non riesca ad integrare molte comunità di stranieri e che non riesca a fornire loro gli strumenti per superare o lenire i loro disturbi psichici e arrivi a negargli persino la speranza di un salario dignitoso, senza riuscire minimamente a valorizzarne le competenze…

È innegabile. Ma tutto questo, l’Italia, lo fa anche con gli italiani e la Cittadinanza, in un paese di sudditi, è solo un pezzo di carta.

El Koudri è figlio di una cultura dell’immigrazione dove l’unica funzione economica degli immigrati è quella di abbattere il potere negoziale dei lavoratori italiani, al fine di consentire la sopravvivenza parassitaria della peggior imprenditoria nazionale: un tessuto di piccole e medie imprese ferme al medioevo, specchio di una cultura del lavoro ferocemente padronale, incapace di attrarre la benché minima forza lavoro qualificata, un moloch che si nutre soltanto di schiavi sottopagati, una macchina assassina che divora carne umana e scarica sulla collettività i costi umani e sociali dell’immigrazione.

Grazie a loro, l’Italia ha fatto un passo avanti, in tema di stragi, verso l’integrazione europea. Con un po’ di impegno e un po’ di sacrificio, forse un giorno arriveremo ai livelli di Parigi…

A proposito: è già pronta la determina a contrarre per le barriere anticamion? Si potranno usare i fondi del PNRR? A che punto siamo? Hanno già introdotto il reato di Lesioni gravi o gravissime cagionate tramite investimento intenzionale perpetrato con veicoli a motore? No, lo dico perché lo Stragista, a quanto pare, è un mestiere che gli italiani vogliono ancora fare…

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