SUI CIALTRONI DELL’ICE

Gli americani catturano i narco-presidenti scatenando i chaddoni della DEA e i supereroi della Delta Force, come negli anni Ottanta, ma sta volta usando gli stessi metodi dei narcos messicani: il rapimento, l’agguato, la minaccia e l’estorsione.

Ditemi voi com’è possibile condurre un’operazione elitrasportata in territorio ostile, assaltare una base militare e catturare il supercattivo, senza imbattersi nella benché minima resistenza, nessuno scramble aereo, nessuna contro-interdizione, manco un bolivariano disperato che tira uno Strela da un balcone, niente. L’unica resistenza è stata offerta da una trentina di cubani che si son fatti massacrare, ovvero dall’ultimo anello della sicurezza presidenziale… Perché?

Semplice, i cubani della scorta erano gli unici a non sapere dell’accordo.

Senza un accordo, ‘sta faccenda sarebbe finita con gli Osprey che si torcevano in volo tra le fiamme e un negretto in divisa che urlava: “Welcome to Venezuela, suka!”

Il problema è che adesso Trump è convinto di poter fare questa roba ovunque e dovunque, qualcuno dovrebbe spiegargli che questa roba purtroppo tende a fallire clamorosamente al primo intoppo e poi bisogna chiamare Ridley Scott per farci sopra un film, uno cazzutissimo, coi terroristi cattivi che fanno esplodere i bambini e gli eroici marines che corrono tra le fiamme, così un pubblico di obesi del New England lo guarderà e dirà: “Sì, qualcosa è andato storto ma l’America è invincibile!”

L’avete capito o no, che Trump è boomer cacciavitaro?

Trump è un imprenditore, in più è nato ricco, è abituato al mondo della Finanza e dell’imprenditoria: lui da ordini, gli altri obbediscono, tutti gli dicono che è bravo e se critichi l’imprenditore, lui ti recita l’abracadabra di tutti gli imprenditori: se non ti sta bene, quella è la porta!
In parole povere, Trump non sa fare un cazzo, se non le classiche spacconate da imprenditore che piacciono all’americano medio, ovvero a un panzone ignorante del Midwest che non ha mai conosciuto suo padre e ha come unico riferimento morale i film della Marvel.

Prendiamo ad esempio il casino dell’ICE…

Io ho una laurea nell’ambito della Sicurezza, ho lavorato molti anni nel settore dell’immigrazione e ho anche un piccolo e assai modesto trascorso in un corpo di Polizia (evito di dire quale…) per cui conosco più o meno le dinamiche dell’immigrazione, sia a livello sociologico che a livello legale, quanto – ahimè – operativo.

Vi sgancio una bomba:

Le attività dell’ICE sono delle normalissime attività di Pubblica Sicurezza che vengono condotte ogni giorno, ogni ora e ogni minuto in tutte le città italiane.

Quella roba, a casa nostra, si chiama Fermo di Identificazione ed è disciplinato dal celebre art.11 dell’ancor più celebre D.L. 59/1978 e se questo barbatrucco viene fatto su un Pokémon di tipo Risorsa (ad esempio un gambiano che dorme sotto i portici davanti alla stazione) triggera molto facilmente l’art.6 comma 4, nonché il fantastico art. 14 del Testo Unico dell’Immigrazione (in breve: cartellino rosso, espulsione)  che di fatto – per una complicata serie di motivi – in Italia è difficile da eseguire.

Ogni giorno, in Italia e in Europa, centinaia di immigrati clandestini e irregolari sono soggetti a fermi di identificazione e conseguentemente a provvedimenti di espulsione… Adesso, vi risulta per caso che qualche poetessa spericolata abbia mai tentato di arrotare un agente di polizia a Roma, a Marsiglia o a Barcellona? No. Avete mai visto rifondare le Black Panther perché due pakistani si son presi un provvedimento d’espulsione perché giravano per Corso Lodi senza aver mai conseguito il Permesso di Soggiorno? No.

Perché in Italia non è mai successo lo stesso casino che sta succedendo negli USA con gli agenti dell’ICE?

Semplice: andate su Google, selezionate “Immagini” e digitate ICE agents e guardate che cazzo vi esce fuori…

Gente con le dotazioni della Mil-Tec, col volto travisato dagli scaldacollo mimetici della Mossy Oak e con la shemag green-olive, gente che va in giro coi pantaloni kaki della 5.11 e con le ginocchiere della AltaFLEX, gente che calza scarpe da trekking e porta la fondina cosciale…

Ma come cazzo stanno? Pare ‘na squadra de Softair, roba che manco le guardie giurate a Tor di Quinto…

Cosa succede se uno Stato notoriamente afflitto dall’immigrazione clandestina e irregolare, decide di risolvere il problema facendo esclusivamente retate a nastro, in ogni città del Paese e per di più usando l’unica agenzia governativa preposta al controllo dell’immigrazione?

Primo, la gente s’incazza.

Nessuno vuole svegliarsi in una distopia piena di matti col chest-rig che urlano per strada mentre inseguono i muratori guatemaltechi.
A prescindere dalla posizione che ogni americano può avere sull’immigrazione irregolare, l’idea che ci siano squadroni di gente armata a caccia di immigrati, può far paura e può spingere le persone più suscettibili ad affrontare la cosa in modo radicale, sopratutto in un paese come l’America.

Inoltre, gli stranieri regolarmente soggiornanti possono restare facilmente impressionati da questo dispiego di forze, nonché tutti gli americani di origine straniera e di recente naturalizzazione. Anche loro potrebbero avere paura dell’ICE, questo senza che vi siano dei presupposti oggettivi per temere delle ripercussioni giudiziarie, semplicemente te vedi ‘sti pupazzi che fanno la posta fuori dal supermercato e un po’ c’hai paura, no?

La cosa più sbagliata da fare è mettere in giro gente armata per risolvere un problema che di per sé non richiede l’uso della forza letale.

Sì, è vero, siamo in America, tutti hanno le pistole… Ma è proprio necessario creare un clima da guerra civile soltanto per ammanettare un dominicano, due messicani e un pakistano che potevi ammanettare tranquillamente senza fa’ tutto ‘sto casino?

Secondo, devi schierare un numero pazzesco di operatori.

Le attività dell’ICE negli ultimi anni erano diventate molto meno “poliziesche” di quanto fossero negli anni Novanta (dove c’erano retate vere, nel senso che se per strada qualcuno strillava:“Está llegando la Migra!” davvero scappava mezzo quartiere) e questo è andato di pari passo con una relativa tolleranza, sempre più diffusa da parte delle istituzioni americane, nei confronti dell’immigrazione irregolare.

Io stesso conosco gente che ha vissuto negli USA senza alcun titolo di soggiorno, per diversi anni, svolgendo sia lavori autonomi che subordinati, sfruttando mille e più espedienti, questo è vero, ma c’è riuscita più facilmente che in Italia.

Negli USA, tutte le agenzie governative – incluso il servizio postale – hanno il loro Operative Branch (ovvero, delle “squadre tattiche” a cui vengono affidate le operazioni più delicate e pericolose che l’Agenzia è tenuta a compiere) ma queste unità operano da sempre in modo estremamente circoscritto e solo in caso di particolari e gravi necessità, non di certo in modo continuativo, costante e per di più coordinandosi su scala nazionale.

Quando il Parruccone ha deciso di schierare l’ICE, la cui attività più complesse erano limitate al supporto investigativo, in concerto con la Custom and Border Protection, lungo la frontiera col Messico e alla gestione dei centri di detenzione temporanea per i rimpatri dei clandestini, mentre tutto il resto del personale – presumo – fosse deputato ad altre attività come il controllo del territorio o i procedimenti amministrativi come la valutazione di istanze di parte e altre attività istruttorie (roba d’ufficio, per intenderci) è ovvio che questi hanno dovuto mandare per strada una fracca di gente, ovunque, dovunque, in tutto il paese e nel minor tempo possibile…

Questo spiegherebbe perché molti operatori abbiano – di fatto – comprato parte delle dotazioni su Amazon e adesso vadano in giro vestiti come le comparse di un film post-apocalittico.

Il Parruccone ha sì decretato un aumento pazzesco dei fondi destinati all’ICE, ma lo ha fatto soltanto in tempi recentissimi ed è ovvio che molti operatori dell’ICE non siano minimamente preparati ad affrontare simili scenari, men che meno su scala nazionale e – dai numerosi video che stanno circolando in Rete – si nota spesso una grande difficoltà di coordinamento con le altre forze di polizia.

Gli operatori dell’ICE – stando ai numerosi filmati, giusto per citarne uno – sembrano operare senza il supporto di unità preposte al mantenimento dell’ordine pubblico e questo è un errore molto grave… Vuol dire che in una qualsiasi operazione, dei semplici passanti potrebbero intervenire durante un fermo dell’ICE e potrebbero ostacolarlo con grande facilità, una folla esagitata potrebbe addirittura tentare di liberare il fermato o di aggredire o disarmare gli operatori e nessun poliziotto nei dintorni sembra avere un minimo di dotazione antisommossa: niente scudi, niente caschi, niente manganelli, niente eiettore per i lacrimogeni…

È una carenza operativa molto grave. L’unica dissuasione, in simili casi, saranno i fucili d’assalto dell’ICE e questa è la classica situazione dove presto o tardi ci scappa il morto.

Terzo, stai mettendo il cazzo in un frullatore

Gli Stati Uniti non sono l’Italia. Sono uno Stato federale e il monopolio della forza pubblica non appartiene solo al governo federale: i singoli Stati e le singole contee concorrono alla gestione della forza pubblica, anche e sopratutto per mezzo di corpi di sicurezza locali, come ad esempio i dipartimenti di polizia.

Il rischio che qualche governatore Woke o qualche sindaco progressista si faccia venire strane idee è un rischio molto reale e concreto: cosa succederebbe se in una sperduta comunità dell’Arizona, lo sceriffo Miguel Hernández, veterano dell’Iraq e molto vicino alla comunità messicana, ordinasse ai suoi uomini di interdire l’accesso agli operatori ICE nella sua contea? Il tutto col beneplacito del sindaco, il signor Antony Dualde, anch’egli di origine messicana e dell’intero consiglio cittadino, composto al 50% da americani di seconda generazione? Cosa potrebbe mai succedere se un panzone coi pantaloni della Mil-Tec puntasse il fucile sullo sceriffo?

Come disse qualcuno: un giro di banane in culo che solo la metà basta

In una qualsiasi città italiana, tutte le forze di polizia, dall’Arma dei Carabinieri alla Polizia Locale, passando per la Guardia di Finanza senza manco citare la Questura, fermano, ammanettano, accompagnano e identificano ogni giorno decine e decine di migranti irregolari. Il tutto, senza rischiare alcun conflitto razziale, senza creare nessun clima da guerra civile e senza dover mandare per strada dei panzoni coi 5.11 kaki comprati su Amazon.

Lasciamo perdere il fatto che le espulsioni in Italia sono una roba complessa, inefficiente e contraddittoria, questo non c’entra nulla, io non sto qui a commentarvi le assurdità del TAR o le sentenze dei panel della CEDU, sto semplicemente confrontando la questione sul piano tattico e operativo.

In Italia, le forze di polizia sono cento volte più efficienti dell’ICE, pur avendo un millesimo delle risorse, un centesimo degli operatori e un milionesimo delle dotazioni che ha l’ICE. Nonostante abbiano a che fare con un numero di clandestini (come si dice a Roma: “leggermente accavallati”) molto più consistente rispetto ai loro colleghi americani.

Sapete perché?

Perché il tutto viene svolto con la massima tranquillità, con un dispiego di forze tale da non destare allarme né preoccupazione nella cittadinanza, in un contesto dove tutti gli agenti operano a volto scoperto, garantendo ai fermati il rispetto dei loro diritti e usando la forza solo e soltanto se l’incolumità degli agenti è a rischio o se il soggetto può rappresentare un pericolo per sé stesso e per gli altri.

Non intendo dire che l’Italia sia il paradiso, finire ammanettati non piace a nessuno, arrivare a Via Patini al fotosegnalamento non è mai bello e non sto dicendo che non ci sia alcun rischio di abuso o che nessun agente possa mai sbagliare e non sto assolutamente negando i fatti di cronaca che hanno interessato molte persone sottoposte a fermi di polizia, sia chiaro.
Intendo dire che qui Italia, dove il problema dell’immigrazione irregolare è cento volte più grave che negli USA, le forze dell’ordine riescono ad essere mille volte più efficienti dei loro colleghi americani sul piano operativo.

Il problema della seconda presidenza Trump è un problema prettamente mediatico, molto simile a quello che ha il governo Meloni: con una mano muovi il burattino mentre l’altra mano fai l’esatto contrario…

A cosa serve mandare l’ICE nelle strade se poi fai entrare mille gozillioni di pajeet indiani per abbassare i salari nei settori strategici dell’economia nazionale, in particolare nell’IT?

Perché bisogna trasformare Maduro nel Noriega 2.0 quando hai appena concesso l’indulto all’ex-presidente dell’Honduras che s’è pagato la campagna elettorale coi soldi della droga?

I Governi, in questa nostra epoca, agiscono esclusivamente per mezzo di misure illusorie e pertanto loro sua azione è sempre una camuffamento, una diversivo e una copertura d’un’altra azione, spesso diametralmente opposta per intenti e per effetti, una scelta pensata da altri, discussa da altri e pianificata da altri. Una scelta che la politica finge di compiere, perché in questo nostro tempo, Potere e Governo sono due ambiti totalmente scissi.

Tutto è già deciso da un’altra parte. Nulla accade per davvero.

Ah, come sempre: comprate il mio romanzo, che ormai lo comprano pure dal Canada…

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